I GLORIOSI AVI

               

A. N. B.

GRUPPO 6° BERSAGLIERI

                                          DA TORINO A TRAPANI PASSANDO PER BOLOGNA

                                         

CERTAMINA VICTURUS ADEO                         ...E VINCERE BISOGNA


    l'unico Reggimento che si fregia di due motti!

                                           


                                                                 

Foto scattata al Raduno Nazionale di Brescia nel 1975 ed e' stata tratta dal volume scritto da          Gianfranco Borghi a cura dell'Associazione Culturale "Giuseppe Scarabelli" di Imola.


Allo scoppio della II guerra mondiale mio padre Aurelio ,nato nel 1909, fu strappato alla sua Imola e alla serenità della vita civile e richiamato, come ufficiale di complemento, al VI reggimento bersaglieri di Bologna. Il comandante era il colonnello Umberto Salvatores e l’aiutante maggiore il tenente colonnello Ercole Felici. Mio padre fu inviato con l’intero reggimento in un primo tempo sul fronte jugoslavo e, in seguito, sul fronte russo ( prima CSIR e poi ARMIR). Nella avanzata in Russia rinunciò alla nomina a ufficiale istruttore della Scuola Allievi Sottufficiali Bersaglieri di Bobrusko-Villa del Nevoso in Istria, a migliaia di km dal fronte ( che gli sarebbe spettata come capitano con maggiore anzianità di nomina) per non abbandonare al loro destino i 300 uomini della sua III compagnia, che avrebbero continuato quotidianamente a rischiare la vita in prima linea. Meritò un encomio solenne, una medaglia di bronzo “ sul campo” e una medaglia d’argento al valor militare. Sull’ansa del Don, punto di massima avanzata delle nostre truppe, quando la sua terza compagnia era ridotta a meno di venti uomini, fu ferito da un proiettile di parabellum che, esploso da una decina di metri, lo colpì all’emitorace sinistro. Restato per ore a perdere sangue nella “ terra di nessuno “ fra le opposte linee, fu infine quasi miracolosamente salvato dal bersagliere Quinto Ascione di Cervia che per tale azione fu decorato di croce di guerra al valor militare e sarebbe poi caduto pochi giorni dopo meritando la medaglia d’oro “ alla memoria”. Mio padre, dopo alcuni mesi in pericolo di vita, infine si riprese e tornò alla vita civile e alla sua attività di dirigente bancario. .All’inizio degli anni settanta fu nominato cavaliere della Repubblica.


Io fui sottotenente medico di complemento al VI battaglione Genio Pionieri di Bologna dal giugno 1972 al giugno 1973. In tale veste fui spesso medico di guardia all’Ospedale Militare di Bologna, intestato al S.Ten. Med. Lino Gucci ,già ufficiale medico al VI RGT Bersaglieri sul fronte russo e medaglia d’oro “ alla memoria”. Il medico di guardia in un ospedale militare, per regolamento, deve presentarsi agli ufficiali superiori eventualmente ricoverati e dichiararsi burocraticamente a loro disposizione .In una delle mie guardie furono contemporaneamente ricoverati sia Umberto Salvatores che Ercole Felici ( nel frattempo divenuti generali). Quando mi presentai al loro cospetto e appresero che ero figlio di Aurelio, da loro definito “ uno degli ufficiali più valorosi del reggimento”, espressero il desiderio di rivederlo. L’incontro avvenne in quello stesso pomeriggio e vide i tre reduci con gli occhi lucidi al ricordo delle tante traversie passate. Nel 1983 mio padre collaborò con testimonianza personale ( citata nella prefazione) al volume curato dall’amico generale Aldo Gianbartolomei  per lo Stato Maggiore relativo alla Campagna di Russia. Nei primi anni novanta mio padre fu promosso al grado di tenente colonnello del ruolo d’onore. In quello stesso periodo le associazioni d’arma imolesi provvidero al restauro del primo altare di sinistra della chiesa di Santa Maria in Regola e vollero che fosse lui a tagliare il nastro inaugurale.


Pochi anni dopo, nel marzo 1993, quando i pochi resti di Ascione rientrarono dalla Russia, mio padre fu invitato a presenziare alla cerimonia che si sarebbe tenuta a Cervia. Ben che fosse già in precarie condizioni di salute, volle essere da me accompagnato e, dopo i meno partecipi discorsi ufficiali, posando la mano con affetto riconoscente sulla piccola urna, pronunciò poche e toccanti parole fra l’intensa commozione dei presenti, convenuti numerosi in quella luminosa giornata di fine inverno. Ciò mentre io riflettevo che solo grazie all’eroismo di Ascione in quel lontano agosto 1942 mio padre era sopravvissuto ed io avevo avuto la possibilità di nascere nel maggio 1944.


Pochi mesi dopo anche mio padre avrebbe terminato la sua corsa terrena.


Al funerale ,nell’agosto 1994, il sesto reggimento bersaglieri inviò una rappresentanza a rendere gli onori e il trombettiere ad eseguire il silenzio. Nel 1995 a Bologna, all’interno della Caserma Mameli gli fu intestata la casermetta della terza compagnia del VI RGT, che era stata ai suoi ordini sul fronte russo.


Nel 2007 il Comune di Imola, con voto unanime, deliberò di intestargli il giardino pubblico di piazzale Michelangelo ,il più vicino alla sua abitazione .L’esercito inviò un reparto in armi a rendere gli onori e la fanfara dei bersaglieri accompagnò l’evento. Nello stesso anno fu pubblicata una sua biografia a cura del giornalista Gianfranco Borghi.


Nel 2008 il Comune di Castel del Rio, nell’Appennino imolese, che nella seconda guerra mondiale era situato sulla Linea Gotica, decise di intestargli una saletta del locale Museo della Guerra. Su una parete il suo busto in bronzo è circondato dalle motivazioni delle sue decorazioni e dalle foto dai fronti jugoslavo e russo. Sotto è posta la sua storica bici da bersagliere a gomma piena. Nella parete adiacente, in una vetrinetta, sono poste le sue decorazioni, la sciabola, il piumetto, le divise e i CREST del Nastro Azzurro e del VI RGT bersaglieri. Al Museo di Castel del Rio sono state, inoltre, consegnate le pubblicazioni che hanno parlato di lui, ufficiale di complemento al quale sembrano potersi riferire le parole che nell’antica Roma il console Gaio Mario rivolse ai senatori, preparandosi alla guerra contro Giugurta: “ E non ho studiato il greco: non me ne importava, perché vedevo quanto poco se ne fossero giovati quei maestri per la conquista della virtù. Ma altre cose ho imparato, di gran lunga più utili alla Repubblica: colpire il nemico, far la guardia, di nulla aver paura se non dell’infamia, sopportare caldo e geli, dormir per terra, tollerare nel contempo la fatica e la fame. Con questi insegnamenti darò l’esempio ai soldati…”  ( da Sallustio La guerra giugurtina LXXXIV ). In occasione delle celebrazioni del 4 novembre 2012, infine, presso il monumento ai caduti della prima guerra mondiale sono state inaugurate dalle autorità civili e militari una decina di formelle in ceramica sulle figure più rappresentative della storia imolese dal   Risorgimento alla seconda guerra mondiale. Per quest’ultima è presente una foto di Aurelio sulla moto nel 1941 sul fronte jugoslavo e lo si definisce” la figura più significativa fra gli eroi di Imola nel secondo conflitto mondiale” precisandone il grado di tenente colonnello del sesto reggimento bersaglieri e le decorazioni di medaglia di bronzo “ sul campo” e di medaglia d’argento. Tutte le formelle sono illuminate nelle ore notturne.

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