BERSAGLIERE MAVM ALIGHIERO MIRRI

               

A. N. B.

GRUPPO 6° BERSAGLIERI

                                          DA TORINO A TRAPANI PASSANDO PER BOLOGNA

                                         

CERTAMINA VICTURUS ADEO                         ...E VINCERE BISOGNA


    l'unico Reggimento che si fregia di due motti!

                                           


                                                                 

Oggi Primo Maggio 2017 apprendiamo la triste notizia della scomparsa del Bersagliere MAVM Alighiero MIRRI. Tutto il Gruppo  del Sesto Bersaglieri, reparto a cui Alighiero appartenne, si stringe con affetto e cordoglio attorno alla sua famiglia esprimendo le più profonde condoglianze per la perdita del loro caro.

Il giorno 4 Maggio p.v. alle ore 10:30, lo spirito di questo eroico Bersagliere verrà accolto dalla Beata Vergine nel Santuario del Piratello di Imola continuando la sua Corsa fino alla Casa del Padre.


Abbiamo avuto il piacere di incontrare, nella sua casa, Alighiero e sua moglie il 6 Ottobre del 2013 e fu, per noi, un'occasione molto importante per conoscere e salutare un Bersagliere del glorioso Sesto. In quella occorrenza scambiammo qualche battuta ascoltando i suoi ricordi.


Motivazione della Medaglia d'Argento al Valor Militare conferita sul campo:

Porta arma tiratore, durante un violento attacco a posizioni avversarie, incurante dell’intenso fuoco che provocava forti perdite alla propria squadra, si portava spontaneamente nei punti piu’ avanzati per facilitare con il tiro della sua arma il compito dei compagni. Ferito gravemente non desisteva dall’azione, finché, stremato per la forte perdita di sangue, cadeva al suolo esausto.


Fronte Russo – Serafimovič, 3 agosto 1942


Riportiamo di seguito una testimonianza dell'esperienza sul Fronte Russo che il Bersagliere Alighiero Mirri rilasciò qualche anno addietro.


Nel gennaio del ’41 partimmo per il fronte russo su treni che avevano le carrozze con le sedie per gli ufficiali mentre per noi c’era del pagliericcio per dormire nei carri bestiame. Dovemmo adattarci creando delle amache per provare a riposare un po’ più comodamente in carrozze dove eravamo una ventina: furono una decina di giorni di viaggio lunghi e duri nel freddo passando dalla Germania e facendo una sola sosta in Polonia dove vedemmo nella stazione di sosta i treni con gli ebrei destinati ai campi di concentramento. Arrivammo poi a Dniepropetrovsk, destinazione finale del nostro viaggio: una città occupata da tedeschi della quale ricordo il gran freddo come per esempio la notte nella quale dovevamo partire per il fronte quando a –30°C il camion non riuscì a mettersi in moto. Attendemmo così una colonna motorizzata dell’esercito italiano e due giorni dopo riuscimmo a spostarci verso il fronte dove restammo nei fortini ricavati nel ghiaccio per una guerra di trincea visto che i russi erano giusto 200 metri più in là dall’altra parte della linea del fronte. Il ricordo di quei periodi è tutto nei piccoli cavalli russi che, unici nel disgelo quando acqua e fango rendevano impraticabili le strade, riuscivano a muoversi con le slitte per portarci il rancio, ovvero il minestrone caldo. Con quel freddo bisognava anche sparare ogni tanto per aria, altrimenti i fucili si sarebbero ghiacciati e non sarebbero magari serviti di notte quando c’era da uscire in pattuglia: i russi erano in numero superiore al nostro, erano sempre lì e spesso ci si vedeva a distanza anche nelle uscite di pattuglia notturne.Venne poi il momento dell’attacco: ricordo chiaramente quei grandi campi di girasoli che servivano da copertura sia per chi attaccava che per chi si difendeva, noi come i russi li utilizzavamo per tendere imboscate al nemico. Una sterminata fila di girasoli che ci si presentavano sempre davanti dopo ogni montagna o collina che scalavamo: nel punto più avanzato, guidati dal capitano Aurelio Barnabè mio concittadino, arrivammo sulle rive del Don contando anche sull’appoggio dell’ARMIR che nel frattempo era giunto a darci manforte. Venni ferito all’anca in combattimento a Serafimovitsch il 3 agosto del ’42 durante un attacco e fui portato in un ospedale da campo lì vicino: quello fu il momento più difficile perchè dopo un paio di giorni che ero lì l’ospedale venne mitragliato dagli aerei russi e così fummo trasportati indietro dai tedeschi presso un loro ospedale. Il problema era rientrare in Italia come ferito: con un treno ospedaliero a fatica venni riportato indietro passando prima della Polonia poi fino a Monaco di Baviera dove vennero lasciati tutti i feriti tedeschi assieme a noi, che eravamo italiani e solo in 5. Riuscimmo a rientrare in qualche modo in Italia dove venni operato dal prof. Scaglietti a Bologna e dove appresi che avevo ricevuto la medaglia d’argento al valor militare sul campo.

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