ART. DEL C.TE CALAMIDA

               

A. N. B.

GRUPPO 6° BERSAGLIERI

                                          DA TORINO A TRAPANI PASSANDO PER BOLOGNA

                                         

CERTAMINA VICTURUS ADEO                         ...E VINCERE BISOGNA


    l'unico Reggimento che si fregia di due motti!

                                           


                                                                 

UN PO' DI STORIA


1914 1915 l'anno della neutralità italiana il 28 giugno del 1914, a Sarajevo, l'Arciduca Francesco Ferdinando, erede al trono dell'Impero Austro-Ungarico, e sua moglie Sofia furono uccisi dal diciannovenne serbo Gavrilo Princip.

Fu questo un evento esecrabile e, come tale, condannato da tutto il mondo.

Fu, però, anche la scintilla che innescò la Prima Guerra Mondiale di cui quest'anno cade il centenario.

Gli Stati che oggi costituiscono l'Unione Europea hanno concordato di “commemorare” dal 2014 al 2018 i Soldati caduti sui campi di battaglia e i  civili deceduti a causa della guerra.


“Commemorare” è stato il verbo prescelto sia per il dovuto rispetto ai Caduti di entrambi gli schieramenti sia perché “Celebrare il centenario della Vittoria” da parte delle nazioni vincitrici potrebbe risultare sgradita alle nazioni sconfitte che, ormai, sono parte integrante della stessa Unione Europea. Con questi intendimenti (giusti o sbagliati che siano) da quest'anno inizieranno dibattiti e convegni di natura storica che, tuttavia, non saranno immuni da contrapposizioni di natura politica e ideologica per evidenziare alcuni fatti e ometterne altri ritenuti scomodi, a tutto discapito della verità storica.

L'attentato di Sarajevo per l'Austria fu il “Casus Belli” per liquidare il contenzioso aperto con la Serbia (protetta dalla Russia) per il controllo dei paesi balcanici. Nonostante l'arrendevolezza della Serbia, che accettò quasi “in toto” i termini di un pesantissimo e inaccettabile ultimatum austriaco, l'imperatore Francesco Giuseppe, pur essendo contrario alla guerra, fu indotto dal suo enturage (si dice in maniera surrettizia) a firmare la dichiarazione di guerra alla Serbia.


A questo punto si innescarono tutti i contenziosi latenti tra le varie nazioni europee e mondiali:

-Francia - Germania per la questione dell'Alsazia-Lorena;

-Inghilterra - Germania per l'espansionismo navale di quest'ultima;

-Russia - Austria per il controllo dei Balcani e degli stretti;

-Italia - Austria per le terre irredente ancora occupate da quest'ultima.


Altri contenziosi coinvolgevano gli USA nell'estremo oriente.

In breve, nel 1914, tutte le nazioni europee (eccetto l'Italia) furono coinvolte nel grande incendio.

Perché l'Italia restò neutrale per un anno?

Il primo motivo è da attribuire ai termini previsti dalla Triplice Alleanza (Italia - Germania - Austria) che impegnava le nazioni contraenti ad intervenire solo se una di queste fosse stata aggredita da un altro Stato. Con l'attacco alla Serbia veniva, quindi, meno uno dei capisaldi dell'alleanza.

Il secondo motivo era la posizione contraria alla guerra tenuta dai parlamentari italiani capeggiati da Giovanni Giolitti, profondamente convinto che sfruttando la neutralità si sarebbe potuto chiedere all'Austria tutte le terre irredente senza dover sguainare la sciabola.

Il governo (allora guidata da Salandra) vorrebbe aderire immediatamente, ma il capo dello Stato Maggiore, il  maresciallo Luigi Cadorna, fece presente che militarmente, dopo la recente guerra italo-turca, non eravamo ancora pronti per un nuovo conflitto.

In ogni caso, grazie alla neutralità italiana, la Francia, che in quei mesi si trovava a dover fronteggiare da sola l'urto tedesco, poté recuperare le Divisioni schierate sulle Alpi e fermare l'offensiva germanica sulla Marna costringendola ad una lunga guerra di logoramento.

A favore della guerra vi erano gli interventisti: nazionalisti, irredentisti, massoni, socialisti riformisti guidati da vari intellettuali (Corradini, Prezzolini, D'Annunzio, Marinetti, Corridoni, Bissolati ecc...). Non pochi italiani volontariamente parteciparono alla guerra contro gli Imperi Centrali già nel 1914, un anno prima dell'entrata in guerra dell'Italia.

Questo fenomeno, per altro, quasi sconosciuto ai più è stato ben descritto dal Col. Antonino Zarcone nel suo libro di recente pubblicazione, (I Precursori Volontariato democratico italiano nella guerra contro l'Austria: repubblicani, radicali, socialisti riformisti, anarchici e massoni), edito da “Annales edizioni con l'alto patrocinio della Struttura di missione per la Commemorazione del centenario della Prima guerra mondiale Presidenza del Consiglio dei Ministri).


Il libro si compone di due parti: nella prima (101 pagine) descrive, sulla base di documentazione inoppugnabile, tutti i fatti politici e sociali avvenuti tra l'inizio della guerra in Europa e l'entrata in guerra dell'Italia nel maggio 1915. Nel particolare porta alla luce fatti e documenti sconosciuti ai più o che sono stati omessi (talvolta volutamente) dalla storiografia corrente; nella seconda parte vi sono le biografie di tutti i personaggi nominati nella prima parte.

Quest'ultima parte del libro è particolarmente interessante poiché consente di avere a portata di mano sia il curriculum di personaggi di rilievo politico (Giolitti, Crispi, Salandra, Francesco Ferdinando ..) sia di interventisti noti e meno noti (Ricciotti Garibaldi, Cesare Battisti, Giuseppe Prezzolini, Don Sturzo, Mussolini e Palmiro Togliatti....).

“In Italia,” - Così scrive il Col. Zarcone- “il dibattito politico sul da farsi è appena iniziato quando i primi italiani scelgono le ragioni del più debole, dell'aggredito: la Serbia”. “Immediatamente dopo l'ultimatum dato dall'Austria alla Serbia, il 28 luglio 1914 il repubblicano Cesare Colizza, d'accordo col fratello Ugo e Mario Corvisieri, decide di formare un piccolo nucleo per recarsi in Serbia per combattere contro gli austriaci.” Si formò, così, un gruppo di 7 amici, che si autodefinirono garibaldini, che si recò in Serbia dove furono aggregati nella terza Legione Sumadja.

Cinque caddero nella battaglia di Babina Glava, i loro nomi furono riportati su una lapide, ancora oggi affissa all'ingresso del cimitero di Belgrado.


Ai primi di agosto 1914, i fratelli Garibaldi (Ricciotti, Giuseppe e Bruno) si recarono in Francia con l'obiettivo di convincere il governo transalpino a creare una grande unità di volontari italiani. Il 2 settembre il primo nucleo di garibaldini fu inviato a Lione per organizzare un Reggimento di volontari italiani provenienti dalla Francia e dall'Italia.

Ai primi di novembre il reggimento garibaldino, forte di 2000 uomini, iniziò l'addestramento e le esercitazioni. Il 26 dicembre del 1914 in località Pierre Croisè, i garibaldini ricevettero il battesimo del fuoco che costò al reggimento la perdita di molti uomini e di Bruno Garibaldi.

Questi combattenti furono i primi volontari della Grande guerra.


Quando poi nel 1915, il Parlamento italiano a grande maggioranza, sotto la pressione degli interventisti di varia estrazione politica, determinò l'entrata in guerra dell'Italia, migliaia e migliaia di volontari si arruolarono per combattere contro la nazione che consideravano la nemica tradizionale dell'Italia.


Umberto Calamida

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