anetodi storici

 Guerra 1915 -18

UNA MESSA DI NATALE AL 6° BERSAGLIERI


Il Sesto Bersaglieri trascorse il Natale del 1915 a riposo a Serpenizza – Log Ceszoca. Era sceso da poco dalla sella dello Javorcek, estenuato da turni di trincea ,messo di cattivo umore da esagerate pignolerie dei superiori comandi. Alla mensa ,gli ufficiali mangiavano in silenzio oppure discutevano a bassa voce;i bersaglieri oziavano a muso lungo negli accantonamenti di fortuna. Mai una voce che si levasse a cantare ,mai, da più di una settimana, il clamore di una risata. Anche il paese, d’intorno, era grigio, fosco direi, all’ombra del Polunik e bagnato,annegato dalla nebbia dell’Isonzo.

Bel Natale si preparava,proprio bello!La sera del 24 erano arrivati da Bologna i doni per il battaglione,decurtati dai passaggi di mano in mano :chi aveva avuto una matita e una cartolina,chi una tavoletta microscopica di cioccolata, chi degli scalda ranci. Chi sa quanta roba era partita da Bologna ,volatilizzandosi poi per la strada.

Alle 11 del 25 una specie di soldatino di sanità, accompagnato da un bersagliere, forse il più scalcinato del Reggimento, era giunto dalla sede del Comando, chiedendo di conferire col Comandante di Battaglione. Dopo cinque minuti di colloquio ,l’aiutante maggiore uscì bestemmiando dalla baracchina, dirigendosi verso un crocchio di ufficiali:

-Porco qui, porco là ci mancava anche questa!

-Chi e’ stato ?

-Il comando del reggimento ha mandato qui un pretozzo per la Messa.

-La Messa? Ci vuol altro .porco qui, porco là…

-Intanto bisogna adunare gli uomini.

-E va bene ,monadccio cane.

Gli ufficiali si sparsero per gli accantonamenti e a forza di urlacci e sagrati,dopo dieci minuti riuscirono a schierare il battaglione intorno a un altarino improvvisato, il più disadorno, il più misero altare che io abbia mai visto.

E tutti,gli ufficiali e bersaglieri,con certi visi annoiati,ostili,nei quali si leggeva,proprio apertamente,l’uggia per il disturbo e il desiderio di mandare a quel paese il soldatino di sanità, che era un prete, il bersagliere scalcinato, che era il sagrestano, e il colonnello che ce li aveva rifilati.

La Messa cominciò sotto un cielo grigio,triste anche della nostra tristezza.

-In nomine Patris etc etc.

Tre o quattro si fecero il segno della croce: tutti gli altri duri come massi.

-- Introibo ad altare Dei etc.

Gli uomini,in riga,guardavano il celebrante come una bestia rara: qualcuno scappò col pensiero lontano lontano,prima inseguendo un’idea sua,poi posandosi sul limitare della sua casa,in Piemonte,in Toscana,nell’Emilia,in Sicilia.Man mano che il prete diceva le sue orazioni,tutti i pensieri di tutti noi volavano come uno storno di colombi,lungi dal cielo grigio dell’Isonzo, in Piemonte, in Toscana, nell’Emilia, in Sicilia, nelle città nei paesi, nei villaggi che avevano lasciati, per andare a combattere, e vedevano i babbi, le mamme, le mogli, i fratelli, i figlioli inginocchiati, nel giorno più fausto per l’umanità, a pregare per noi.

-Orate frates..

Ritornammo tutti insieme,come rondini sotto il tetto natio,col pensiero e con l’anima accanto al celebrante. Questi indossava un paramento stinto,sopra un camicie bianco tanto corto che lasciava scoperto mezzo metro di mollettiere fangose e un paio di scarpacce d’ordinanza quasi fuori d’uso: si voltò a dire << Dominus vobiscum>> e il suo volto pallido sembrava riflettere il pallore dei nostri volti.

Un tremor di labbra,uno sbatter di ciglia,un silenzio estatico in noi fino allo squillo del campanello del << Sanctus >>

Poi l’Ostia candidissima dominò come una luce improvvisamente accesasi fra le dita del prete:

-Attenti! Presenta t’arm!

-La messa finì trionfalmente :le preghiere finali,il Pater,Ave e Gloria furono seguite dal mormorio commosso del battaglione. Benedetti e riconciliati con Dio,rompemmo le righe e ci avviammo verso la mensa.

-Che ne dice,lei capitano ? – era il maggiore che, continuando un discorso già iniziato ,si consigliava col più anziano degli ufficiali inferiori.

-Io direi di si: è un dovere cortesia.

-Reverendo… - gli disse il maggiore.

Il pretino si piantò sull’attenti.

-Stia comodo…vuol venire a mangiare un boccone con noi?

-Ma …ma… - balbettò l’altro dando uno sguardo eloquente alla sua umile casacca di soldato.

-Venga, venga, ci farà proprio piacere.

Mezz’ora dopo il pretino,seduto alla destra del maggiore, e già abbastanza pasciuto, non sapeva più in che modo vivesse:

-Un altro bicchiere – gli diceva il maggiore versandogli il Chianti.

-Ancora uno – aggiungeva il capitano alla sua destra.

-Questo e’ nettare – urlava l’aiutante maggiore agitandogli davanti al naso una bottiglia di spumante.

E tutta la tavola,in coro :

-Son Bersaglier, alzo il bicchier, tengo l’innamorata vicino al quartieeer!

Il prete con gli occhi lustri,sorrideva piegando un po’ la testa da un lato,quasi per estraniarsi a quella confessione troppo aperta di libertinaggio,ma si capiva che indulgeva molto alle circostanze e all’età dei cantori. Anche i Bersaglieri terminavano di mangiare il rancio,annaffiandolo con qualche bussolo di vino:si udiva salire dai loro accantonamenti un brusio gioioso,e cori a gola spiegata :

Beviamo,beviamo che forse diman

Un buco nel petto una palla farà

ma fin che di vino una goccia riman

partir non conviene pel mondo di là.


E una vociaccia sgangherata sovrastando l’urlìo:

-Evviva noi !

-Evviva ! – ripeteva il coro pieno di bevitori.

Andò a finire in un bellissimo Natale.

Pochi giorni dopo,davanti alle trincee di Plezzo, il Sesto Bersaglieri si trovò sotto un violento bombardamento: da tutte le quote, dalle caverne dello Sviniak, dal Rombon gli austriaci tiravano come dannati. Poco dopo le prime scariche ecco un soldatino sgattaiolare dal camminamento nella trincea:

-E’ il pretino.

-E’ proprio il pretino.

-Le vedette,gli uomini rifugiati nei ricoveri,gli ufficiali affacciati alle loro baracchelle lo accolsero con un evviva:

-Bravo !

Il maggiore lo chiamò a sé :

-Bè, cos’ è venuto a fare lei ?

-Ho sentito il bombardamento e sono venuto – rispose  sorridendo il prete. – Quando gli amici sono nei pasticci è allora che bisogna andare a fargli compagnia.

Questo << fargli>> e’ sgrammaticato,ma il giovanotto disse così.

Finito il bombardamento lo vidi accanto a un gruppetto di canaglie cremisi,tutte col bicchiere in alto, spericolati, menefreghisti, fegatacci adorabili. E dirigeva il coro:

Son bersaglier, alzo il bicchier, tengo l’innamorata vicino al quartieeer !

-Evviva noi!

                                                               Mario BITOSSI









               

A. N. B.

GRUPPO 6° BERSAGLIERI

                                          DA TORINO A TRAPANI PASSANDO PER BOLOGNA

                                         

CERTAMINA VICTURUS ADEO                         ...E VINCERE BISOGNA


    l'unico Reggimento che si fregia di due motti!

                                           


                                                                 

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